Infinitamente lontana

Il mio albero
Lo guardo e sento che non gli importa
niente
niente del mio dolore
se ne sta li’
a muoversi al vento.
Sono più grande
solo perchè di razza umana?
Se morissi stasera
riabbraccerei mio padre.
quadri di Paola Rattazzi – parole di Anna Olmo

Il mio albero
Lo guardo e sento che non gli importa
niente
niente del mio dolore
se ne sta li’
a muoversi al vento.
Sono più grande
solo perchè di razza umana?
Se morissi stasera
riabbraccerei mio padre.

Entanglement è un fenomeno della fisica quantistica scoperto da Erwin Schrödinger e studiato a lungo da Albert Einstein. Coinvolge due o più particelle generate da uno stesso processo o che si siano trovate in interazione reciproca per un certo periodo. Tali particelle rimangono in qualche modo legate indissolubilmente (entangled), nel senso che quello che accade a una di esse si ripercuote immediatamente anche sull’altra, indipendentemente dalla distanza che le separa.
Il testo è a due voci, l’una integra l’altra ma una è indipendente dall’altra.

Sono il blu che cerchia la notte
Sono il pastore con la lana negli occhi
Sono il suono delle bolle di sapone
Sono il senso del presente
Sono il bianco di tutte le luci che accendi
A segnarmi la strada del respiro.

Tre pianisti suonavano insieme
Era il jazz più bello che si fosse mei sentito
Le note si incrociavano sopra e sotto i pianoforti,
disposti a stella nel salone blu cobalto
Ognuno suonava per conto suo
Eppure in tre avevano lo stesso canto.
Uno di loro sfiorava i tasti
come accarezzando un petalo
perso in un mare di stelle e wisky
Un altro non sentiva più le mani
e lasciava che inseguissero i pensieri nascosti nella pancia
e intanto correva sui tacchi a spillo
lasciando stampini di labbra porpora
sui vetri delle macchina
Il terzo piangeva
e sognava di suonare per un amore
sognava di voltarsi e vederla di fianco
sognava gli occhi di lei al mattino e gli occhi di lei la sera,
lenzuola lilla e cuscini d’argento.
Ma a fianco c’era solo una parete blu cobaldo
che rifletteva tre vite
intrecciate
per il jazz più bello
che si fosse mai sentito.

Mio figlio
non avrà scarpe per correre
e nemmeno libri da studiare,
non berrà latte di mucca
o carne per crescere.
Ma avrà il sangue della terra
e tutto il calore del sole.
Mio figlio è figlio d’Africa.
E sarà pieno di vento.

Soffia soffia anima mia, soffia forte
soffia sull’odio e sul rancore
soffia sul fumo delle stelle spente
che puzza di rinuncia e di paura
soffia sulle onde alte del mare
cavalli pazzi che corrono addosso
soffia sui cateti dei pensieri
sui loro recinti e paludi
soffia sui cassetti e sulle etichette
sulle scatole, le catene, i guinzagli e le briglie
soffia sul bianco e sul nero
sui pugni, sulle labbra chiuse, sulle chiavi e le catene.
soffia, soffia forte
sul dolore che spinge il cuore
indietro
e non inspirare più.

Da mille anni le donne di Maputo, in
Mozambico,
cuciono le vele per i pescatori.
Da mille anni ritagli di tela colorata sfidano
il tempo, uno sopra l’altro, per generazioni,
fino a confondere il tessuto originale,
fino a diventare quadri di incredibile bellezza
spalancati al sole.
Stendardi d’orgoglio e pazienza che affidano
al vento il sopravvivere, e la vita stessa.
Eppure sono solo pezzi di tela,
e mille mani insieme, da mille anni.